lunedì 21 giugno 2010

Presentazione del mio blog

File da scaricare per conoscere le tradizioni e le culture del mondo

Questo è un file in PDF molto interessante da scaricare,nel quale troverete la tradizione del natale nel mondo:
http://dl.dropbox.com/u/8326118/NATALENELMONDO_Americhe.pdf

Test per sapere la tua conoscenza sulle più grandi meraviglie del mondo!!

Mentre fai il test puoi consultare questi link per vedere le immagini dei monumenti citati,può darsi che vederli ti aiuti a ricordare:



Spero il test sia stato interessante e di vostro gradimento.

L'arte egizia

L'arte egizia e tra le più affascinanti del mondo, la cultura egiziana ha lasciato testimonianze di un'arte assolutamente originale.
Tali testimonianze riguardano soprattutto grandiose costruzioni funerarie (tombe riunite in necropoli, piramidi) e monumentali templi, caratterizzati dall'uso di altissime colonne, con capitelli dalle forme assai varie, spesso ispirate ad elementi naturali, quali foglie e fiori. L'arte egiziana è l'espressione di uno Stato organizzato assai rigidamente. A capo di ogni cosa è il Faraone, sovrano e sommo sacerdote, dio in terra ed assunto fra gli dei dopo la morte. Accanto a lui, la casta sacerdotale è la più privilegiata e potente. L'arte egiziana, quasi sempre commissionata dall'autorità politica e religiosa, deve glorificare attraverso imponenti edifici la divinità e il faraone, incutere nel popolo rispetto sacro e venerazione per una classe politica forte e immutabile nel tempo.
In questo disegno da me creato vediamo uno schema di questa rigida gerarchia detta a piramide:


Il tempio egiziano, casa del dio, e le piramidi, monumenti funerari, formavano complessi unitari. Gli Egiziani non consideravano la tomba solo un monumento per ricordare il defunto: era il luogo dove il corpo doveva conservarsi in eterno, assieme agli oggetti posseduti in vita, utilizzabili nell'esistenza ultraterrena.
La scultura e la pittura vengono utilizzate dagli Egiziani soprattutto per abbellire templi e tombe, con scene religiose o della vita quotidiana.
I reperti più famosi dello splendido corredo funerario del faraone Tutankhamon sono il trono e il sarcofago del re. Il trono in legno è rivestito d'oro; le gambe sono in basso zampe leonine e nella parte superiore recano due musi di leone. Cobra alati decorano i pannelli dei braccioli. Ma l'elemento che più attrae è lo schienale, la cui parte interna reca intagliata la raffigurazione del re e della regina in vesti da cerimonia sormontati da un sole rappresentato, secondo l'iconografia amarniana, con un disco da cui partono raggi che terminano con mani. Il re è seduto e la regina lo sta aspergendo con un unguento, che attinge da un vaso sorretto dalla mano sinistra. Il sarcofago del re, o meglio, il sarcofago più interno di una serie di quattro incastrati l'uno nell'altro. Lungo 1,85 m. e spesso 8 mm. era d'oro massiccio, avvolto da una resina profumata e da un sudario di lino, e raffigurava il faraone come Osiride, con nelle mani gli emblemi del dio, il pastorale e il flagello. La mummia regale si presentò agli archeologi, quando sollevarono il coperchio, con il volto e le spalle coperte da una magnifica maschera d'oro con intarsi di vetro blu. Sul sarcofago e addosso alla mummia, fra le bende che l'avviluppavano, una profusione di preziosi: oggetti d'uso personale, collari, collane, pendagli, braccialetti, anelli, amuleti. Un campionario esaustivo dell'oreficeria egiziana, che aveva raggiunto un altissimo livello.
Di sotto troviamo una mappa di dove si trova questo reperto funerario e del percorso stradale da fare se ci si trova nella capitale egiziana:


Visualizza Reperto funerario di tutankhamon in una mappa di dimensioni maggiori




Aborigeni australiani

Vengono detti aborigeni gli australiani appartenenti alle popolazioni autoctone dell'Australia.I loro antenati vi giunsero probabilmente 60.000 anni fa, benché la datazione rimanga tuttora incerta.

Uluru | Ayers Rock

Questo è Ayers Rock, chiamato Uluru dagli indigeni, è un grande masso monolitico conficcato nel centro dell'Australia o meglio Uluru, è il loro santuario, un’entità vivente, un luogo sacro, provvisto di caverne, che migliaia di anni fa, sono state decorate con suggestivi graffiti.

Quasi tutte le popolazioni indigene hanno forti legami con la terra e il passato; per gli aborigeni dell'Australia la terra è determinante in ogni azione, il passato influenza la vita quotidiana e le complesse strutture familiari sono alla base di ogni relazione sociale. Forti erano però anche gli elementi unitari: la mancanza di invasioni prima del 1788 portò al consolidarsi di un forte senso di parentela tra gli aborigeni, al quale contribuivano anche i grandi raduni cerimoniali che avevano luogo in tutta l'Australia. Questi raduni, accompagnati da musica e danze, consentirono alla maggioranza degli aborigeni di essere multilingue e sono una tradizione tuttora viva.

Per lungo tempo l'arte aborigena ha conservato una natura prevalentemente rituale e si è espressa attraverso la decorazione del corpo, le iscrizioni rupestri e i dipinti su corteccia. Molte opere aborigene narrano le leggende di Tyukurpa, che vuol dire all'incirca "antica età del sogno" e indica l'era della creazione della terra e della vita. Analogamente, la creazione artistica è stata a lungo intesa come il prodotto di uno stato onirico; i manufatti artistici vengono infatti tuttora chiamati "sogni".
La pittura del corpo, l'ornamento personale, la scultura delle rocce, la pittura della corteccia, la scultura del legno, la pittura e l'incisione della roccia tracciano il senso della terra, degli uomini e il rapporto con gli antenati.

Oggi gli aborigeni australiani corrispondono al solo 2% della popolazione su 19.855.288 abitanti stimati nel 2008, perchè dalla prima colonizzazione britannica del 1788 il popolo aborigeno cominciò ad essere decimato.Una combinazione di malattie, perdita della terra (e quindi fonte di cibo) e omicidi ha ridotto la popolazione aborigena di circa il 90% tra il XIX secolo ed il XX secolo. Un'onda di massacri e tentativi di resistenza si mosse con la frontiera. L'ultimo massacro fu a Coniston, nel Northern Territory, nel 1928. Molte volte si è ricorso all'avvelenamento di cibo e acqua.

Qui sotto troviamo la tabella che ci indica le stime demografiche del 2006 confermate fino all'anno 2008:



giovedì 17 giugno 2010

EBREI: ebrei nel mondo e la kippah

In questo grafico vedremo il numero di ebrei sparsi per il mondo:



In quest'altro grafico a torta ci faremo un'idea della percentuale di ebrei per nazione:


LA KIPPAH

La Kippah è un copricapo a forma di papalina che gli uomini ebrei indossano nelle occasioni pubbliche e rituali e obbligatoriamente nella sinagoga.
E' il capo di abbigliamento più diffuso tra gli ebrei ed è il modo con cui un ebreo indica il proprio rispetto e il timore nei confronti di Dio. E' solitamente di stoffa (velluto) a tinta unita, ma può essere anche ricamato all'uncinetto con inserti di disegni o parole.
Quando nasce un banbino, tra i tanti regolari, c'è sempre una piccola Kippah.


INDIA: l'arte dell'adornarsi

Illimitate energie e creatività sono state da sempre impiegate in India allo scopo di abbellire il corpo femminile.
Il senso estetico indiano, per essere appagato, ha bisogno di ornare, di arricchire l'oggetto prescelto,
perchè secondo la mentalità indiana, senza ornamenti, nulla appareconcluso, finito, sufficiente e solo appare bello ciò che è arricchito con adorni.
Da questa necessità estetica deriva l'accento posto sugli ornamenti femminili, siano essi gioielli o interventi di make-up e che rispondono anche a intenti scaramantici; spesso disegni e motivi dei monili hanno lo scopo di attirare fortuna e prosperità allontanando il temuto malocchio. Questi ornamenti, che ricoprono dalla testa ai piedi la donna, sono stati codificati sin dall'antichità e sono 16 , Solah Shringar, numero che corrisponde all'età della perfezione femminile, secondo i testi indù, quando la donna raggiunge l'apice del suo fascino fisico.

Bindi o Tilak: deriva dal Sanscrito Bundu, punto, e si applica tra le sopracciglia.

Sindoor: un pigmento in polvere, rosso sangue, che si applica nella scriminatura centrale dei capelli. E' utilizzato esclusivamente dalle donne sposate, è simbolo di fertilità e di appartenenza indissolubile ad un solo uomo.

Mang Tikka: si tratta di un pendente con catenella che termina con un gancetto. Questo si aggancia alla sommità del capo collocando la catenella lungo la scriminatura centrale dei capelli, facendo sì che il pendente appoggi al centro della fronte. E' un ornamento particolarmente adatto per le ragazze fidanzate, poichè appoggia sulChakra rappresentato dall'unione della natura femminile e maschile. Rappresenta la potenzialità della donna di perpetuare la stirpe del clan a cui si appresta ad appartenere.

Anjana: conosciuto anche come Khol o Kajal. Tecnicamente si tratta di solfuro di antimonio; per rafforzare, illuminare ed ingrandire gli occhi, scurire ed allungare le ciglia.

Nath: l' anello al naso. E' parte integrante e fondamentale dei gioielli da sposa; per molte ragazze di città il matrimonio è oggi l'unica occasione per indossare i grandi modelli tradizionali con catenella. Il naso è considerato essere in stretta relazione con gli organi genitali; in India, ci si riferisce alla prima notte di nozze di una sposa con la metafora della rimozione del Nath.

Haar: il girocollo. Sicuramente in origine si trattava di una semplice ghirlanda di fiori che si è evoluta sino a racchiudere in sè il massimo numero di proprietà magiche. Può reggere un amuleto, un mantra o un incantesimo al suo interno, o distrarre, con il luccichio di metalli e pietre preziose lo sguardo malevolo o ipnotizzante dal viso di chi la indossa. Quello che viene posto dal marito alla moglie durante le nozze e che indicherà poi lo stato civile della donna si chiama Mangalsutra. Ogni regione ha il suo particolare stile.

Karn phool: fiori alle orecchie, orecchini che ricoprono l'intera superficie disponibile. I lobi delle orecchie allungati sono considerati da sempre in India un segno di alto sviluppo spirituale ed interiore; sono infatti tra le caratteristiche classiche nell' iconografia del Buddha. La perforazione dei lobi, praticata in tutte le parti del mondo, in India si crede smussi i temperamenti ribelli. La letteratura antica descrive le orecchie delle fanciulle ornate con fiori, ed i motivi floreali sono ancora oggi tra i più popolari, per gli orecchini. A volte si tratta di oggetti così pesanti da causare un innaturale allungamento dei lobi, considerato un pregio. Altri si agganciano alla sommità del capo e alle bande laterali di capelli. Non c'è un numero di orecchini prescritto: si predilige l'abbondanza.

Hennè: i disegni applicati con la henna, mehndi, sono considerati altamente propizi per una sposa e a volte includono tra gli arabeschi, il nome del fidanzato; una volta soli lo sposo dovrà riuscire a trovarlo. Vengono applicati la sera prima del matrimonio, in quella che viene chiamata Mehndi ki raat, la notte della henna.

Braccialetti : uno degli ornamenti più antichi e amati della civiltà indiana. La celebre ballerina di Mohenjo Daroappare nuda, ma con il braccio sinistro ricoperto di bracciali, con solo alcuni sul destro. I reperti archeologici indicano che ogni possibile materiale è stato usato per produrre questi ornamenti, ancora popolarissimi in India, specialmente in vetro. Anche questo è un simbolo di matrimonio e nessuna donna sposata si presenterà con i polsi nudi. Naturalmente anche le ragazze nubili ne indossano, ma senza il significato irrinunciabile che rappresentano per la donna sposata. Generalmente si portano da 8 a 12 bracciali per polso. Alla morte del marito, le donne indiane per prima cosa spezzano i loro bracciali, che non indosseranno mai più. In Rajasthan le donne di tribù prevalentemente nomadi, indossano gli Ichura, bracciali piatti di avorio ( oggi spesso plastica) di diametro progressivo fino a coprire l'intero braccio. In alcuni clan ogni bracciale corrisponde ad un anno di matrimonio.

Bazubandh: bracciali da schiava. Si tratta di bracciali a fascia portati al braccio a pressione o legati e spesso a questi si appendono degli amuleti. A seconda della comunità di appartenenza e del loro stato civile le donne possono indossarne uno solo o ricoprire l'intero braccio dalla spalla al gomito.

Arsi: anello da pollice con specchio. Naturalmente tutti gli anelli sono utilizati e su tutte le dita, ma ne esiste uno particolare che si indossa da sposa e poi nei primi anni di matrimonio nelle occasioni speciali. E' un anello da pollice, dalla forma rotondeggiante, a volte a cuore, con al centro uno specchietto nascosto, negli esemplari più raffinati, da uno sportellino. Si tratta di un accorgimento per permettere alla ragazza di controllare discretamente se l'insieme dei suoi ornamenti, così come il trucco e la pettinatura, proseguono al loro posto. Un gesto civettuolo immortalato nei secoli da canzoni e poesie.

Keshpasharachna: l'acconciatura dei capelli. Fonte di poteri magici e di forza vitale in tutte le culture, i capelli occupano un posto privilegiato nella cultura indiana. I capelli sciolti indicano un atteggiamento irrispettuoso delle tradizioni e libero e nell' India rurale sono visti ancora come una sfrontatezza; se viaggiate chiome al vento, troverete sempre chi si offrirà di intrecciarveli. Unti con oli profumati ed intrecciati, vengono poi adornati, specialmente al Sud, quotidianamente con ghirlande di fiori profumati. Dividere le chiome in tre parti e formare una treccia è considerata la maniera migliore di acconciarsi, rappresentando così l'unione della trimurti Brahma Shiva e Vishnu, così come la confluenza dei tre fiumi sacri Gange, Yamuna e Saraswati.


Kamarband: cinture. L'enorme popolarità raggiunta da questo ornamento per la vita e i fianchi è riscontrabile in India nell'arte statuaria dei templi, negli affreschi e nelle miniature, in una ininterrotta e antichissima tradizione. Queste cinture si appoggiano sui fianchi mantenendo a posto le pieghe della sari sottolineando la curva dei fianchi. Spesso questa cintura prevede un sistema per l'aggancio delle chiavi e viene offerta alla sposa dalla suocera: chiavi nuove per la nuova padrona di casa.

Payal e Bichua: cavigliere e anelli per i piedi. Come in molte culture, i piedi sono considerati in India la parte più umile del corpo; per questo prostrarsi ai piedi di un anziano o di una divinità è segno di massimo rispetto. Così l'amato esprime la sua estrema devozione cadendo ai piedi dell'innamorata, che glieli fa trovare perfettamente adornati. In Sanscrito le cavigliere si chiamano Nupura, una parola etimologicamente legata a quella che indicava gli appartamenti femminili del palazzo: un luogo misterioso immaginato come sede delle mille delizie. In alcune comunità le donne indossano cavigliere con grossi sonagli, per allontanare i serpenti al loro passo, ma anche per poter essere facilmente rintracciabili quando non in vista, ed entrambe le caviglie vanno sempre ornate, seppur con modelli differenti. Sempre per protezione contro i serpenti sono anche le pesanti cavigliere tubolari indossate dalle donne adivasi, ossia delle comunità tribali.Il passo ritmato dai piccoli sonagli delle cavigliere ha incantato nei secoli schiere di poeti. Nella danza classica indiana il suono delle cavigliere, unito con il ritmico posizionamento dei piedi, contribuisce grandemente all'effetto di insieme. Sono sconsigliate le cavigliere d' oro, metallo che rappresenta la dea Lakshmi, dea dell' abbondanza e della ricchezza, e dunque nelle comunità ortodosse è considerato atto sacrilego indossarlo sui piedi.

Itra: profumo. Le essenze floreali indiane, considerate di origine divina, sono da sempre di qualità leggendaria e si crede che venissero prodotte secondo tecniche raffinate già nel 1500 a. C. Nel corso dei secoli si è sviluppata una vera e propria arte della profumazione, ed esistono fragranze adatte a diverse ore del giorno, a diversi tipi di abbigliamento, a seconda del tipo fisico e caratteriale delle signore e a seconda della stagione. Si va dall'essenza che riproduce l'odore della terra bagnata dopo le piogge a quella dello zafferano che inebria come il vino.

Sari: per le spose quasi sempre rosso, l'abito nuziale è guardato con reverenza. Spesso è arrichito con ricami che enfatizzano il simbolismo di fertilità legato al colore del tessuto.

VI MOSTRERO' SOTTO UNA GALLERIA DI IMMAGINI PROPRIO DI QUESTI SEDICI 16 ORNAMENTI:





lunedì 7 giugno 2010

GIAPPONE: geisha e tradizioni giapponesi

La geisha è una tradizionale artista e intrattenitrice giapponese, le cui abilità includono varie arti, quali la musica, il canto e la danza. Le geisha erano molto comuni tra il XVIII e il XIX secolo, ed esistono tutt'oggi, benché il loro numero stia man mano diminuendo.
Ai giorni nostri, il rituale di formazione ed educazione della geisha non è molto diverso da quello di cento anni fa. Le discipline in cui ogni geisha si deve specializzare sono le medesime, e la serietà con cui vengono offerte è sancita dal kenban ,una sorta di albo professionale che obbliga coloro che vi sono iscritte al rispetto di regole morali ed estetiche molto severe, dall'abbigliamento, al trucco, allo stile di vita.
Le geisha sono donne nubili, e possono decidere di sposarsi solo ritirandosi dalla professione. Se anche gli impegni di una geisha possono includere anche intrattenimenti di tipo amoroso, questo non è previsto nella sua professione. Una vera geisha non viene pagata per fare sesso, anche se può scegliere di avere relazioni con uomini incontrati durante il suo lavoro, sebbene mantenute al di fuori del contesto del suo lavoro come geisha.
La geisha e il suo ruolo in giappone ha acquisito una grnade popolarità modiale,addiruttura su di essa è stato girato un film di grande successo:MEMORIE DI UNA GEISHA,del quale troverete uno spezzone nello spazio sottostante.....


Questi sono alcuni link interessanti per conoscere la tradizione giapponese:

THAILANDIA: il saluto thai e le donne giraffa

IL WAI:

I thai non hanno l'usanza di salutare stringendo la mano, ma usano il wai, un saluto fatto congiungendo le mani, come quando si prega.
Il wai non è solo un gesto di saluto, ma è un vero e proprio segno di rispetto,esso mette in risalto valori ed atteggiamenti thailandesi, è senza dubbio il segno più importante utilizzato nella società thai.
Esso consiste nel congiungere le mani vicino al petto davanti a persone uguali o inferiori,vicino al mento alla presenza di superiori e vicino alla fronte nei confronti di alte personalità o al cospetto di buddha.
Adesso vi mostrerò il wai che sicuramente avrete visto moltissime volte in varie occasioni televisve, soprattutto sportive o nei film:

Child Waiying - Pimai, Thailand

LE DONNE GIRAFFA:

Un'antichissima tradizione non ancora del tutto abbandonata, vuole che le donne thai debbano avvolgere attorno al collo una lunga e pesante spirale d'ottone. Questo particolare ornamento è composto da due parti distinte,quella inferiore, che ricopre in parte la spalla, è a guisa di bavero ed è tenuta insieme da un'ansa formata a sua volta da anelli, mentre la parte superiore è formata da una lunga spirale che avvolge il collo. All'età di cinque anni, nel corso della "cerimonia del plenilunio", alle bambine vengono imposte spirali d'ottone alle braccia e le caviglie e vengono per questo sottoposte ad un vigoroso massaggio per stirare i muscoli del collo dopodiché vengono fatti loro indossati i primi tre chili di collare attorno alla gola. Questo rito di iniziazione segna per sempre la vita delle future donne.
Nel corso degli anni il collare viene poi via via aumentato di peso. Nella tradizione di questo popolo il monile non solo conferisce agli occhi dei membri della tribù un particolare fascino a chi lo indossa, ma anche prestigio sociale e morale. Senza di esso la tradizione rendeva improponibile sia il matrimonio che la maternità e irrealizzabile l'affermazione personale. Giunte in età da marito, il collo di queste donne, che nel frattempo ha raggiunto l'eccezionale lunghezza di venticinque centimetri, si trova ormai racchiuso in un collare da una decina di chili. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è il collo ad allungarsi, ma la cassa toracica, che sotto la pressione esercitata dal peso del collare, si abbassa. Il collo così deformato viene limitato nei movimenti e a causa dell'atrofizzazione dei muscoli, non è più in grado di sorreggere la testa. Qualora il collare venisse tolto, queste donne morirebbero soffocate poiché la testa cadendo bloccherebbe la respirazione.

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Attribuire a questa usanza un valore puramente estetico sarebbe però un errore. Come sempre dietro ad ogni usanza e ad ogni costume si cela la necessità di affermare la propria identità. Ecco quindi che questi elementi divengono segni distintivi con il preciso compito di trasmettere un'informazione e un'affermazione di sé con riferimenti unanimemente riconoscibili per quanto riguarda l'appartenenza alla propria tribù, al proprio status sociale, alla differenziazione tra donne nubili e sposate, alla protezione dai pericoli e dalle malattie finanche ad un mezzo per comunicare con le divinità. Così anche per le donne-giraffa l'usanza di avvolgere la gola in stretti collari si può ricondurre a miti leggendari.